Ipertermia in Oncologica

Scritto da Super User Il . Inserito in Terapie

ipertermia oncologica

La moderna oncologia medica confida sempre più su un approccio integrato multimodale e multidisciplinare alla patologia oncologica.

Le nuove molecole citotossiche, antiangiogenetiche ed immunomodulanti possono essere concretamente agevolate nella loro azione da una metodica che esiste nell'armamentario terapeutico già dagli anni '80 e che con la evoluzione delle apparecchiature dedicate ha acquisito ancora maggior rilievo.

Parlo della ipertermia capacitiva profonda a radiofrequenza.

Riscaldare in profondità il tessuto ammalato raggiungendo temperature che oscillano tra i 42 ed i 43° C significa ottenere maggior penetrazione dei farmaci antiblastici nella massa tumorale, stimolare l'apoptosi (meccanismo per il quale una cellula danneggiata viene indotta a morire non essendo idonea alla generazione di cellule completamente sane per divisione mitotica), sinergizzare con i raggi X di un trattamento radiante diminuendo la possibilità che cellule danneggiate in modo subletale possano risanare e proliferare, modulare la vascolarizzazione intratumorale, stimolare la produzione e la competenza di linfociti NK, ottenere un effetto antalgico.

Per raggiungere temperatura idonea nella massa tumorale le apparecchiature (varie) che si possono impiegare utilizzano una radiofrequenza a 13,56 Mhz.

Le antenne (semirigide od in fibra tessile elettroconduttiva) vengono posizionate in corrispondenza dell'area da trattare ed ogni trattamento ha la durata di circa un ora. I trattamenti, per ridurre la possibilità che le cellule tumorali si adeguino alla nuova condizione di svantaggio generata dal calore e dalla radiofrequenza, debbono avere una cadenza a giorni alterni (quindi, non quotidiana). I blocchi terapeutici consistono di dieci applicazioni; ripetibili nel tempo.

Controindicazioni? Nessuna, se il Paziente è ben studiato e selezionato. Il Paziente difatti non deve essere portatore di pacemaker e/o defibrillatore impiantato (controindicazione assoluta all'esecuzione del trattamento), non deve avere voluminose placche metalliche e/o stent metallici nell'area da trattare, non deve avere cateteri endomidollari di analgesia.

Controindicazione relativa invece la presenza di versamento pleurico massivo (se l'area da trattare è il torace) o la presenza di versamento ascitico cospicuo (se l'area da trattare è addominopelvica). In caso di versamenti il trattamento si potrà eseguire dopo aver drenato i medesimi.

Come dicevo in precedenza e mi preme sottolinearlo il trattamento è ripetibile non impiegando radiazioni ionizzanti ma radiofrequenza. Uniche indicazioni in monoterapia sono Paziente con prevenzione di principio verso chemioterapia e/o radioterapia, paziente assai anziano non trattabile altrimenti, paziente con grave insufficienza d'organo che non rende possibile impiegare trattamenti gravati da una certa tossicità, paziente assai anziano. In questi casi fare ipertermia in monoterapia sarà meglio che non far nulla sul versante principalmente della qualità di vita e del sollievo della sintomatologia correlata alla progressione neoplastica.

Prof. Carlo Pastore
Specialista in Oncologia Medica
Perfezionato in Ipertermia Oncologica